
A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi è il turno di Natascha Badmann.

A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi è il turno di Ruedi Wild.
Da anni Ruedi Wild miete grandi successi a livello nazionale ed internazionale. È stato ad esempio più volte campione del mondo a squadre (2009 e 2010), campione europeo (2012 e 2014) e per un totale di 6 volte campione svizzero di triathlon e duathlon. Ha ottenuto il suo ultimo grande risultato con un terzo posto all’inizio di settembre ai Campionati del mondo tenutisi a Mooloolaba/Australia sulla distanza di 70,3. Siamo in attesa di assistere alla sua prima partecipazione all’Ironman delle Hawaii!
Pochi giorni fa hai raggiunto il tuo risultato internazionale più importante. Come hai vissuto la gara? Qual è stata secondo te la chiave del successo?
La gara è stata molto intensa, non solo fisicamente, ma anche mentalmente. Dovevo rimanere concentrato al 100% dall’inizio fino alla dirittura d’arrivo, dopo 4 ore, e ottenere un’ottima performance in tutte le 3 discipline. Fino alla fine ho avuto addirittura la speranza di ottenere il titolo mondiale. Personalmente associo la località australiana con molti ricordi positivi, perché ho già ottenuti ottimi risultati nelle Coppe del mondo su breve distanza e con questo grande successo ho fatto un’altra bella esperienza.
La chiave del successo era dovuta a varie cose: ho eseguito infatti una preparazione mirata di diverse settimane, durante le quali ho rinunciato alla maggior parte delle competizioni e ho concentrato le energie sull’allenamento e il relativo recupero. Ciò ha incluso anche una pausa dall’allenamento di 10 giorni, a giugno, per recuperare anche mentalmente. In questo campo la maggior parte degli atleti ha ancora un certo potenziale di sviluppo.
L’equilibrio nelle 3 discipline mi ha permesso di essere sin dall’inizio nel gruppo dei migliori e di non dover recuperare preziosi secondi, che logorano le forze dopo le prime ore. La preparazione della gara, non solo per l’equilibrio delle tre discipline, ma anche per quanto riguarda il comportamento durante la gara stessa, è probabilmente il mio più grande punto di forza.
Nella tua carriera hai avuto successo finora su tutte le distanze. Quali sono secondo te le tre ragioni principali per i tuoi successi? Cosa potrebbero imitare gli triatleti dilettanti?
Da 16(!) anni fai parte della squadra di triathlon nazionale svizzera. Quali sono i cambiamenti più rilevanti che hai notato nel mondo del triathlon come sport in questi anni? E come hai dovuto modificare il tuo allenamento e la tua tattica?
Il triathlon è cresciuto enormemente, e non solo nella popolarità e nell’apprezzamento del pubblico. A livello di competizione si nota soprattutto l’enorme numero di atleti rispetto a prima (vedi, ad esempio la classifica dei campionati del mondo dell’Australia 70,3). A livello professionale non ci si può permettere più nessuna debolezza. Gli atleti, oggi, sono triatleti sin dall’inizio. Quelli che provengono da altri sport sono diventati estremamente rari, poiché di solito, ad esempio, non raggiungono più il necessario livello di prestazioni nel nuoto.
L’allenamento e le tattiche sono fortemente orientate alle proprie esigenze, così come ai punti di forza e alle debolezze. Rispetto a prima mi alleno probabilmente un po’ di meno, però in modo più mirato e sfrutto la mia grande esperienza. Mi sento letteralmente addosso l’effetto dell’allenamento e mi rendo conto esattamente di tutto ciò che mi occorre per essere in forma. Mi stresso di meno quando le cose non vanno come vorrei e devo magari saltare un allenamento.
Il mio allenamento è oggi ancora più orientato al potenziamento della forza. Persino durante la stagione faccio di solito 2 allenamenti intensivi alla settimana con i pesi. Penso di essere probabilmente a un livello simile a quello di molti bodybuilder ;-) Con mia moglie, che è fisioterapista sportiva, sono in buone mani. Mi ha convinto della validità di questo nuovo stimolo, anche se inizialmente ero un po’ scettico (come probabilmente la maggior parte degli atleti degli sport di resistenza). Oggi sono convinto che questo è il motivo principale del miglioramento delle mie prestazioni negli ultimi anni, nonostante l’età relativamente avanzata per un atleta.
Una settimana prima della gara molti atleti si innervosiscono, decidono di sperimentare metodi nuovi o provano a recuperare il tempo perso. Come si articola il tuo allenamento tipico nella settimana della gara?
La preparazione immediatamente prima della gara è leggermente diversa a seconda dell’importanza della competizione. La maggior parte delle gare le disputo passando direttamente dall’allenamento alla competizione, senza pensarci troppo. Dal momento che il venerdì è di solito il mio giorno di pausa, posso riposarmi sufficientemente per la domenica e l’allenamento di sabato è piuttosto breve.
Prima di importanti competizioni, come i campionati mondiali 70,3, faccio un tapering. Di consueto riduco nettamente l’allenamento 2 settimane prima della gara, e solitamente sento anche una grande fatica, un buon segno, perché così so che il mio corpo si sta adeguando. L’ultima settimana cerco di tornare al ritmo di allenamento normale, a cui il corpo è abituato. Le sessioni di allenamento, però, di solito durano circa la metà di quelle normali. Così mi sento sempre fresco, anzi, avrei anche voglia di continuare. Verso metà settimana, di solito il mercoledì e il giovedì, segue un carico simile a quello della gara nelle tre discipline. Le sessioni sono sempre leggermente diverse e io ascolto il mio corpo. Non bisogna esagerare, basta avere una buona sensazione... Il tempo rimasto lo utilizzo per prendere un caffè con i miei colleghi (sportivi) e per la preparazione mentale alla gara e alle sue sfide.

A scadenze regolari pubblichiamo delle interviste a personaggi interessanti. Oggi è il turno di Natascha Badmann.

Essere in forma al momento giusto è una cosa, affrontare tutte le situazioni e gli inconvenienti che ti piovono addosso durante una gara è un’altra. Con le gare di prova ci si può avvicinare fisicamente, ma anche mentalmente, al proprio grande obiettivo. Ma quando conviene partecipare a quale gara?